La dimensione della criminalità organizzata in Svizzera

Recentemente il Consiglio federale ha riconosciuto che, negli ultimi anni la presenza e le attività delle organizzazioni di stampo mafioso in Svizzera sono state sottovalutate, ma che in realtà vi sono infiltrazioni mafiose in tutto il Paese e non possono essere limitate a una specifica regione. Ma cosa vuol dire parlare di criminalità organizzata in Svizzera? lo abbiamo chiesto ad Annamaria Astrologo, Responsabile accademica dell’Osservatorio ticinese sulla Criminalità organizzata dell’USI.

Si può parlare di mafie in Svizzera?

La presenza delle mafie in Svizzera è purtroppo un dato acquisito. Recentemente (1 settembre 2021) il Consiglio federale, a seguito di una interpellanza, ha riconosciuto che, negli ultimi anni la presenza e le attività delle organizzazioni di stampo mafioso in Svizzera sono state sottovalutate, ma che in realtà vi sono infiltrazioni mafiose in tutto il Paese e non possono essere limitate a una specifica regione. Anche dalle Autorità giudiziarie italiane è arrivata la conferma che la maggior parte delle indagini per criminalità di stampo mafioso che si aprono nel nord Italia per criminalità di stampo mafioso ha addentellati in Svizzera.

Quanto è radicata la criminalità organizzata in Svizzera?

Trattandosi di un fenomeno criminale particolarmente subdolo che fa dell’opacità una delle sue caratteristiche più importanti ed essendo le indagini in corso coperte dal segreto istruttorio, evidentemente non esistono dati certi.
Nondimeno, la Direttrice di Fedpol Nicoletta della Valle, nel maggio del 2021, all’inaugurazione dell’Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata (O-Tico) che ha sede nell’Istituto di diritto USI, ha presentato una cartina geografica della Svizzera con l’indicazione di luoghi con attività mafiose consolidate e sulla base delle conoscenze rese disponibili a livello federale in quella sede si è reso evidente che le infiltrazioni mafiosi riguardano purtroppo tutta la Svizzera.
L’organizzazione criminale maggiormente presente in Svizzera è la ’ndrangheta.
Alessandra Cerreti (Pubblico Ministero alla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano), che è recentemente intervenuta in un convegno organizzato all’USI dall’O-TiCO, ha confermato che la ’ndrangheta è leader mondiale del mercato di cocaina e come potenza economica deve ricercare modalità di investimento dei proventi illeciti: per questo motivo investe e si infiltra anche nel settore economico in Svizzera.

Quali sono gli strumenti che il nostro Paese ha per combattere la criminalità organizzata? Sono efficaci?

In Svizzera esiste l’art. 260 ter del codice penale diretto a sanzionare le organizzazioni criminali e terroristiche.
La modifica, risalente al luglio 2021, di questa disposizione va proprio nella direzione di renderla più efficace per contrastare il fenomeno.
Il nuovo testo dell’articolo, per esempio, ha modificato la sanzione: nella versione precedente era prevista una pena edittale fino a cinque anni, in quella attuale è prevista una pena detentiva fino ai 10 anni (e per colui che esercita un’influenza determinante all’interno dell’organizzazione, la pena detentiva è da tre a venti anni).
D’altra parte credo che la criminalità organizzata sia un fenomeno che non possa essere sconfitto solo con strumenti strettamente giuridici. In questo ambito (così come in altri comunque connessi, come la corruzione) ritengo che si possa fare molto in termini di educazione alla legalità.
Anche per quest’ultimo aspetto, l’Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata assume un ruolo, a mio avviso, importante.

In che senso? Cosa può fare l’Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata in termini di educazione alla legalità?

Uno degli obiettivi dell’Osservatorio, oltre ad avviare progetti di ricerca sul tema, è proprio quella della disseminazione della conoscenza. La nascita e la crescita di questo centro di competenze è finalizzata anche all’organizzazione di conferenze aperte al pubblico, di seminari, di approfondimenti su tematiche incentrate sulla lotta contro la corruzione e contro la criminalità organizzata. Tutto ciò consente di far crescere l’attenzione su questi fenomeni e di sensibilizzare l’opinione pubblica. 

Prossimi passi?

L’Osservatorio ha poco più di un anno e il bilancio è molto positivo. Come responsabile accademica di questo centro di studio sono soddisfatta. Abbiamo, infatti, inserito approfondimenti su questo tema nei corsi di diritto di Bachelor e di Master dell’USI, abbiamo seguito tesi di laurea della nostra Università. Anche studenti di altri Atenei (in Svizzera e all’estero) hanno richiesto una collaborazione con il nostro Osservatorio per progetti di ricerca. Inoltre stiamo consolidando relazioni importanti con Autorità cantonali e federali perché nell’ambito del terzo mandato dell’Università per l’Osservatorio è importante qualificarsi come centro di competenze con un ruolo centrale "sul" e  "per" il territorio.
A breve finalizzeremo inoltre una collaborazione con un centro di eccellenza estero in materia e, quindi, il prossimo obiettivo è quello di costruire un progetto di ricerca che consenta all’Osservatorio di acquisire fondi e dialogare con altri partner in questo ambito.
La lotta alla criminalità organizzata è un tema di grande interesse sociale ma è un tema anche nel quale è fondamentale l’approfondimento mediante il rigore della ricerca scientifica.  Sul piano della giustizia penale bisogna, per esempio, comprendere le difficoltà operative nell’applicazione pratica delle disposizioni esistenti, le problematiche inerenti l’interpretazione delle stesse nonché le questioni che possono rilevare in una dimensione di cooperazione internazionale delle autorità giudiziarie per il contrasto del crimine organizzato.




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