La Fondazione Pfizer per la ricerca premia un progetto svolto anche allo IOR

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Si è tenuta giovedì 10 febbraio a Zurigo la consegna del Premio Pfizer per la ricerca, giunto alla 31esima edizione. Tra i premiati per la categoria Oncology, Ilaria Guccini e Ajinkya Revandkar, già ricercatrici del gruppo di Oncologia Molecolare guidato dal Prof. Andrea Alimonti presso l’Istituto oncologico di ricerca (IOR, affiliato a USI e membro di Bios+) e attualmente ricercatrici all’ETH di Zurigo.

Il riconoscimento, tra i più prestigiosi nel campo della ricerca medica nel nostro Paese, è stato assegnato dalla Stiftung Pfizer Forschungspreis a venti giovani ricercatrici e ricercatori che si sono distinti per il loro lavoro presso istituti od ospedali in Svizzera. Il premio, quest’anno del valore totale di 15’000 franchi, avvalora i risultati raggiunti e incoraggia a proseguire i propri studi nei rispettivi campi di ricerca.

Nel comunicato stampa di Pfizer, la Dr.ssa med. Rahel Troxler Saxer, presidentessa del Consiglio della Fondazione e Medical Director di Pfizer Svizzera speiga: "Da oltre 30 anni siamo impegnati nel settore della ricerca in Svizzera. La ricerca e fondamentale per il progresso della medicina, per aiutare la nostra societa. Ogni anno mi sorprende la varieta e la qualita dei lavori presentati, che rispecchiano anche le esigenze della ricerca in medicina". Anche per Sabine Bruckner, CEO di Pfizer Svizzera, il premio per la ricerca e un appuntamento fondamentale ogni anno: "Come azienda internazionale, apprezziamo la Svizzera come sede di ricerca innovativa. Per noi la Fondazione e un impegno a sostenere la ricerca e l’innovazione in Svizzera. Siamo orgogliosi di portare avanti questo impegno da piu di 30 anni".

Lo studio premiato

Le cellule senescenti non sono solo responsabili dell’invecchiamento, ma possono in alcune condizioni avere un ruolo determinante nella progressione tumorale. Lo studio ha individuato uno specifico gene - TIMP1 - che spinge le cellule senescenti tumorali ad aver un ruolo attivo nella progressione tumorale e nella formazione delle metastasi. Se questo gene è infatti perso o inattivato, avviene la riprogrammazione dei fattori rilasciati dalle cellule senescenti verso una composizione che rende il tumore più aggressivo ed invasivo e quindi metastatico.
È stato anche dimostrato che l’inattivazione di TIMP1 e di PTEN - un altro gene che ha un ruolo chiave in questo processo - si verificano frequentemente nel tumore alla prostata, correlandosi alla resistenza al trattamento chemioterapico e a esito clinico più grave del tumore.
Alla luce di questi dati si è cercato di individuare una strada percorribile per l’utilizzo di nuovi farmaci, i cosiddetti farmaci senolitici, che uccidano in modo seletivo le cellule senescenti partendo dall’ipotesi che potessero avere un ruolo chiave nell’arrestare il processo. Pertanto utilizzando ABT263, inibitore di Bcl2, gene altamente espresso dalle cellule senescenti, nei nostri modelli preclinici di prostata, siamo in grado di bloccare la formazione e la progressione delle metastasi.

Questo studio ha dimostrato per la prima volta l’efficacia dei farmaci senolitici a livello preclinico nel bloccare tumori aggressivi aprendo la strada allo studio di farmaci ancora più specifici non solo per il trattamento del tumore primario, ma soprattutto per bloccare la progressione delle metastasi, aspetto fondamentale per la cura dei tumori oggi.

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