Il Premio Möbius al progetto OASI

Il progetto OASI, Osservatorio ambientale della Svizzera italiana, realizzato dal Dipartimento del territorio del Canton Ticino con la collaborazione del Dipartimento tecnologie innovative e del Dipartimento ambiente, costruzioni e design della SUPSI, è stato insignito del Premio Möbius XXV Speciale del Venticinquesimo per digitale e ambiente.

Sabato 16 ottobre 2021 si è svolta la cerimonia di premiazione della venticinquesima edizione del Premio Möbius , manifestazione che sostiene e favorisce le iniziative di divulgazione e valorizzazione dei temi legati alla cultura digitale declinati nei loro vari aspetti umanistici, artistici e sociali.  

Il Premio Möbius Speciale del XXV per digitale e ambiente è stato conferito ad OASI , Osservatorio ambientale della Svizzera italiana, progetto elaborato dal Dipartimento del territorio in collaborazione con il Dipartimento tecnologie innovative (DTI) e il Dipartimento ambiente costruzioni e design (DACD) della SUPSI, per creare una piattaforma che raccogliesse in un unico contenitore tutti i tipi di dati ambientali monitorati nel territorio del Canton Ticino.

«Il progetto è nato da un’esigenza del Dipartimento del Territorio del Cantone Ticino che nel 2002 ha ritenuto necessario migliorare il monitoraggio e lo studio dei dati ambientali raccogliendo in maniera sistematica i dati relativi a varie tipologie di inquinamento, per esempio acustico o dell’aria, combinandoli con i dati relativi al traffico e alle condizioni meteorologiche» ha spiegato Roberto Mastropietro , Professore SUPSI e allora Responsabile del Laboratorio sistemi informativi e ingegneria del software, embrione dell’attuale Istituto sistemi informativi e networking del Dipartimento tecnologie innovative. «Il fine era quello di poter analizzare i dati in modo integrato per capire le relazioni tra i fenomeni e anche l’impatto delle misure prese per ridurre l’inquinamento».

«OASI è stato di fatto il primo progetto di ricerca applicata del Laboratorio sistemi informativi e ingegneria del software del DTI ed è stato essenziale per sviluppare ulteriori competenze che hanno in seguito consentito l’acquisizione di altri progetti, in un crescendo che ha portato nel tempo alla trasformazione del Laboratorio nell’attuale Istituto sistemi informativi e networking che ha ad oggi un importante volume di progetti di ricerca applicata».

Un progetto fondamentale, dunque, per lo sviluppo delle attività scientifiche del DTI nell’area ICT. Ma quali erano le caratteristiche del progetto OASI da un punto di vista tecnologico? «Sono stati utilizzati strumenti all’avanguardia per la raccolta, la gestione e l’analisi dei dati» spiega Mastropietro, «l’architettura e l’uso che viene fatto del sistema, col senno di poi, li possiamo collocare nell’ambito dell’Internet of Things e della Big Data analytics. Dal punto di vista dell’utente, di innovativo c’era il fatto di concentrare i dati di tanti domini diversi, come l’acqua, l’aria e la terra, per poterli analizzare in maniera integrata per massimizzare la comprensione dei fenomeni, comprendendo meglio quindi le relazioni tra traffico, condizioni meteo e inquinamento dell’aria e acustico. Questo aspetto è stato apprezzato sia a livello svizzero che in conferenze internazionali. Da allora il sistema è stato espanso dal Dipartimento del Territorio fino ad incorporare i dati di molti altri domini, diventando di fatto il sistema per la gestione di tutti i dati relativi all’ambiente, comprese le frane e l’inquinamento elettromagnetico».

Al progetto ha contribuito anche il Dipartimento ambiente costruzioni e design (DACD) della SUPSI, in particolare con l’Istituto sostenibilità applicata all’ambiente costruito (ISAAC) e il Laboratorio cultura visiva (LCV). «L’ISAAC ha svolto analisi e studi a seconda delle necessità dell’Osservatorio, occupandosi principalmente di sviluppare dei concetti di controllo della qualità dei dati, tra cui ad esempio gli inquinanti atmosferici, progettando algoritmi per rilevare possibili anomalie» spiega Nerio Cereghetti , ricercatore presso l’Istituto. «Si è inoltre valutata» conclude il collega Davide Strepparava «l’evoluzione dell’inquinamento luminoso in Ticino, mentre negli ultimi anni l’Istituto si è concentrato nello sviluppo di algoritmi machine-learning per la predizione degli inquinanti, in particolare dell’ozono».

La collaborazione fra LCV e il progetto OASI è nata con l’intenzione di valorizzare i dati ambientali rilevati nel territorio del Canton Ticino attraverso il contributo del design.
Come specifica Massimo Botta , Professore SUPSI presso il Laboratorio, «è stata elaborata una proposta di "ecosistema digitale" in cui molteplici aspetti ambientali di rilievo, come la qualità dell’aria e l’inquinamento sonoro, sono integrati in una piattaforma web costantemente aggiornata». In particolare, il Laboratorio ha progettato le interfacce grafiche che permettono di gestire l’intero processo di elaborazione dei dati. Come infatti chiarisce Giovanni Profeta , ricercatore presso LCV, «sono stati realizzati i sistemi informativi ad uso interno degli esperti del Cantone per la validazione dei dati rilevati dai sensori ambientali, e il sito web che, attraverso l’uso di mappe e grafici, consente il rapido accesso ai dati validati da parte del pubblico».
 

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