Social media e comportamento online: ISIN contribuisce a una pubblicazione internazionale

Silvia Giordano e Luca Luceri, Professoressa e Ricercatore con PhD dell’Istituto sistemi informativi e networking (ISIN) del Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI, hanno contribuito alla pubblicazione del volume "The internet and the 2020 campaign" sui comportamenti malevoli sui social media.

I social media giocano un ruolo sempre più rilevante in molteplici settori e attività, coinvolgendo ormai tutte le sfere della vita reale, dal tempo libero alle attività commerciali, dalla finanza alla politica.

Su questo filone è stato recentemente pubblicato il libro The internet and the 2020 campaign per analizzare le influenze dei social media sulla campagna presidenziale americana del 2020, evento che ha sancito un vero e proprio spartiacque nell’imprescindibile relazione tra vita reale e virtuale.  

Silvia Giordano e Luca Luceri , Professoressa e Ricercatore dell’Istituto sistemi informativi e networking (ISIN), hanno contribuito alla realizzazione del primo capitolo del volume dedicato agli aspetti quantitativi e ingegneristici della diffusione e amplificazione di contenuti tramite social media. Attraverso metodologie statistiche, analisi esplorative, machine learning e tecniche di network science sono state indagate le interazioni tra utenti con particolare riferimento ai meccanismi di disinformazione.

«I social media sono gestiti da compagnie private ed è quindi molto difficile per i governi e per gli stati intervenire su situazioni critiche che si sviluppano all’interno di tali network» spiega Giordano. «Per questo motivo, la SUPSI sta portando avanti una rete di collaborazioni con università svizzere e internazionali ( Universität Zürucih (UZH) , Indiana University , Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Pisa, EURECOM e University of Bath ) atte a creare delle soluzioni che permettano agli operatori politici e governativi di definire e valutare delle azioni per contenere o eliminare i problemi di disinformazione, e di valutare l’effetto di tali azioni nel futuro». A questo scopo, una delle più interessanti e innovative aree di ricerca si propone di identificare delle misure di protezione ad personam, specifiche per ciascun utente, in modo da limitarne la vulnerabilità e l’esposizione alla disinformazione.

«I social media, infatti, basano il loro funzionamento sugli algoritmi - prosegue Luceri - Nei casi di manipolazione dell’informazione vengono sfruttate le debolezze e le vulnerabilità delle persone, amplificandole tramite i meccanismi tipici dei social, quali echo chambers e filter bubbles». In sostanza gli algoritmi dei social network sono in grado di comprendere gusti e preferenze del singolo utente proponendogli contenuti affini a quelli apprezzati in precedenza. Opinioni e preconcetti vengono di conseguenza rinforzati, così come il senso di appartenenza a comunità specifiche che tendono a travalicare i limiti della realtà online.

È ciò che si è verificato durante la campagna presidenziale americana del 2020: da un’aggregazione virtuale attraverso la condivisione di contenuti complottisti e hashtag (es. #stopthesteal), si sono generate community di utenti che hanno gradualmente dato vita a proteste in varie città, fino all’emblematico assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

Ma come si è arrivati a tutto questo? «È come se si fosse creata la parvenza di un consenso popolare -commenta il ricercatore - Per questo abbiamo analizzato il comportamento dei bot incaricati di diffondere e amplificare informazioni false, per capire che tipo di meccanismi utilizzassero». Una sfida ben più complessa si prospetta invece con l’adesione allo schema SPARK, promosso dal Fondo Nazionale Svizzero per la ricerca (FNS) , in un progetto che ha come obiettivo l’identificazione degli account troll. «A differenza dei bot, software con comportamenti automatizzati la cui identificazione è relativamente semplice, i troll sono infatti account gestiti da operatori reali in grado di stabilire gradi di coinvolgimento e relazione molto più articolati».

I comportamenti malevoli di bot e troll non riguardano solo la sfera politica ma anche operazioni finanziare, interventi sulle scelte d’acquisto o opinioni su temi scientifici di varia natura, come nel caso del Covid-19 e della campagna vaccinale.

«I social media sono ancora relativamente giovani, come la ricerca e la regolamentazione a riguardo. Il nostro auspicio è che si creino delle policy condivise, accurate e trasparenti affinché possano acquisire valore come strumenti di aggregazione positiva per il benessere e la crescita della società» conclude Luceri.

Dipartimento tecnologie innovative
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