Progettare algoritmi migliori mettendoli in crisi con problemi difficili

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Un nuovo progetto di ricerca condotto da Luca Gambardella, professore dell'Istituto Dalle Molle di studi sull'intelligenza artificiale IDSIA (USI-SUPSI) e Prorettore all'innovazione e relazioni aziendali, è stato approvato dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) . Lo studio intitolato "Computational methods for integrality gaps analysis" affronta da una prospettiva innovativa e originale l'ottimizzazione degli algoritmi per trattare problemi complessi. Il progetto, della durata prevista di 4 anni, con un ricercatore postdoc e due dottorandi, è condotto in collaborazione con il professor Monaldo Mastrolilli della SUPSI, anche lui membro dell'IDSIA (USI-SUPSI). La ricerca si ispira ai recenti progressi degli algoritmi che combinano tecniche di intelligenza artificiale e metodi approssimati/esatti. Ma, invece di studiare gli algoritmi, cambia la prospettiva perché mira a metterli in crisi generando in maniera sistematica e matematicamente robusta istanze difficili da risolvere. Professor Gambardella, che cosa si intende con problemi complessi? La "teoria della complessità", secondo la definizione di Oxford Languages, studia i sistemi formati da un grandissimo numero di elementi che interagiscono tramite regole definite e che sono soggetti a determinati vincoli. Lo scopo è comprendere i comportamenti globali e predire l'evoluzione di questi sistemi. In matematica, si cerca di determinare il numero minimo di operazioni necessarie per risolvere simili problemi. Un tema di ricerca in questo settore riguarda la misura della complessità di un problema valutandola, appunto, in base al numero di operazioni necessarie a risolverne una istanza rispetto al numero di dati di ingresso. Numero di operazioni che immagino possa essere molto elevato.
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