Marco Brandazza - Tra scienza e suono

- EN- DE- FR- IT

Il suo pensionamento nell’autunno del 2025 segna la fine di un capitolo formativo della ricerca svizzera sugli organi.

Dal petrolio all’organo

Quando Marco Brandazza parla della sua carriera, copre un’ampia gamma di argomenti, dagli strati rocciosi della Riviera italiana alle canne e alle casse a vento della Svizzera centrale. Il paleontologo e poi organista di origine italiana è una personalità che unisce scienza e musica.

"Il mio dottorato riguardava 20.000 conchiglie del Pliocene ad Albenga", dice sorridendo. All’epoca conduceva ricerche all’interfaccia tra paleontologia e geologia petrolifera, finché l’amore non lo ha portato in un’altra direzione.

Dopo aver completato il servizio militare a Savona, ha seguito la sua compagna Eva in Svizzera. Eva, originaria di Zurigo, trascorreva all’epoca le sue estati a Varigotti, dove i due si sono conosciuti. "Mi ha dato la possibilità di scegliere: L’elicottero o lei", dice ridendo. All’epoca, lui lavorava sulle piattaforme petrolifere al largo dell’Adriatico. Scelse lei, la Svizzera e la musica.

Un nuovo inizio a Lucerna

A Lucerna iniziò una nuova fase della sua vita. Brandazza ebbe l’opportunità di fare un’audizione per l’organista di fama internazionale Monika Henking. "Non sapevo parlare una parola di tedesco, ma lei mi disse: posso fare qualcosa con te"

Brandazza studiò organo, musica sacra, direzione d’orchestra e successivamente canto gregoriano, diventando infine assistente di Alois Koch presso la chiesa dei Gesuiti di Lucerna.

Ha mantenuto il suo modo di pensare scientifico. "Probabilmente non ero così privo di talento", afferma seccamente. Ben presto combinò la precisione analitica con la sensibilità musicale. Una combinazione che in seguito sarebbe diventata la base del suo lavoro nel settore organistico: il Centro di Documentazione Organistica (ODZ).

La nascita del Centro di Documentazione Organistica

"L’inizio è stato difficile", ricorda Brandazza. L’università era in una fase di sconvolgimento e i finanziamenti erano incerti. Ma con perseveranza, pazienza e persuasione, riuscì a conquistare gli uffici del patrimonio di vari cantoni: prima Lucerna, poi Zugo, Svitto, Uri e infine il Ticino.

Il suo obiettivo era quello di registrare sistematicamente gli organi della Svizzera, documentarli scientificamente e renderne comprensibile la storia. "Lavoriamo in modo serio e comprensibile", sottolinea. Oggi l’ODZ è considerato un importante centro di riferimento per la ricerca sugli organi in Svizzera.

Ricerca con passione

Brandazza è orgoglioso dell’accuratezza del suo lavoro, ma sa anche che non è sempre facile comunicare in un ambiente artistico. "Nel mondo degli organi, la ricerca scientifica è talvolta vista con cautela", afferma. Per lui è importante rimanere indipendente e basare i progetti su basi solide. Un approccio che nel corso degli anni gli ha fatto guadagnare la fiducia di molti enti specializzati e uffici del patrimonio.

"Ho sempre voluto che il nostro lavoro fosse verificabile e trasparente", spiega. Questa aspirazione caratterizza anche il suo database: oggi documenta oltre 500 organi della Svizzera centrale, ognuno dei quali è stato controllato, descritto e archiviato individualmente.

L’arte della precisione

Il lavoro dell’ODZ si basa su una lista di controllo sviluppata negli anni ’80 all’Università di Zurigo. Brandazza l’ha ulteriormente sviluppata e integrata con un meticoloso lavoro d’archivio.

"Entriamo in ogni archivio e confrontiamo tutto con la letteratura esistente", dice. Per esempio, è riuscito a scoprire per la prima volta chi aveva costruito l’organo della chiesa di San Michele a Zugo nel 1504. Una scoperta che è stata possibile solo grazie a una paziente ricerca nei vecchi verbali del consiglio comunale.

Ma Brandazza sa che gli organi vivono ancora. "Si possono contare tutte le auto in un garage, ma nessuno può garantire che saranno ancora lì tra un anno", dice con un sorriso. Anche la sua ricerca è in continua evoluzione.

Uno spirito europeo con un cuore svizzero

Dopo 38 anni in Svizzera, Brandazza è andato in pensione alla fine di settembre. Anche dopo il periodo di attività all’università, vuole rimanere legato al mondo dell’organo come ricercatore, consulente e musicista.
Alla fine dell’intervista, Brandazza parla del futuro del panorama musicale: "Per sentirsi europei, a volte si perde ciò che ha reso forte la Svizzera: la sua diversità, le sue idiosincrasie"

Lo dice senza amarezza, ma con enfasi. Per lui, la diversità - che si tratti di scienza, musica o cultura - è un valore che deve essere preservato.

Il Centro di documentazione sugli organi (ODZ)

Il Centro di Documentazione Organistica dell’Università di Scienze Applicate e Arti di Lucerna registra, ricerca e documenta gli organi in Svizzera. In stretta collaborazione con gli uffici del patrimonio e le agenzie specializzate, l’ODZ raccoglie dati storici, tecnici e tonali e li mette a disposizione dei ricercatori e del pubblico. Oggi è il punto di contatto centrale per la ricerca scientifica sugli organi in Svizzera.

www.orgeldokumentations­zentrum.ch