
Una nuova combinazione di dati e algoritmi statistici consente per la prima volta di seguire con precisione i movimenti degli animali in profondità. Uno studio iniziale sui fondali marini scozzesi della razza flapper aiuterà a sviluppare misure mirate per la conservazione di questi animali a rischio critico e a designare aree protette adeguate. I risultati sono stati ora pubblicati su Science Advances.
Le razze flapper (Dipturus intermedius), la specie di razza più grande del mondo che misura oltre due metri di lunghezza, vivono nascoste sui fondali frastagliati della Scozia. La loro vita nell’oscurità, in profondità, rende estremamente difficile scoprire dove si trovano e dove si muovono. Tuttavia, l’interesse per questi animali è notevole. In quanto pesci predatori al vertice della rete alimentare marina, svolgono un ruolo molto importante per gli habitat marini e l’equilibrio degli ecosistemi marini.
A causa della pesca eccessiva, però, le razze e i loro parenti stretti, gli squali, sono tra i vertebrati più a rischio del pianeta. Ciò rende ancora più importante la conservazione delle popolazioni rimaste e il sostegno al loro recupero. A tal fine, è essenziale sapere dove vivono. Tuttavia, gli approcci attualmente utilizzati per tracciare i movimenti degli animali raggiungono rapidamente i loro limiti sott’acqua.
Illuminare l’oscurità dei fondali marini
Adesso, un team interdisciplinare di ricercatori e ricercatrici è riuscito a fare ulteriore luce sulla vita degli animali negli abissi utilizzando una nuova combinazione di dati e metodi statistici. I risultati sono stati recentemente pubblicati su Science Advances. In questo studio, il team di ricerca ha applicato i metodi alla razza flapper nel Loch Sunart, nell’area marina protetta dello stretto di Jura, sulla costa occidentale della Scozia. Il team è stato in grado di seguire i movimenti di questi animali con una precisione senza precedenti e di mappare la loro posizione sul fondale marino.
La mappatura mostra che la razza abita spesso l’area protetta e dovrebbe beneficiare delle restrizioni di pesca in questa regione. I ricercatori e le ricercatrici sono riusciti a individuare anche altri hotspot al di fuori dell’area protetta utilizzata dalla razza. In queste aree potrebbero essere utili ulteriori misure di protezione.
L’autore principale dello studio, Edward Lavender, fino a poco tempo fa ricercatore presso l’Istituto svizzero per la ricerca sulle acque Eawag e ora membro del Centre for Conservation and Restoration Science dell’Università Napier di Edimburgo, afferma: «Le mappe più precise che possiamo fornire con questo approccio costituiscono una base importante per la conservazione della natura. Possono contribuire a definire in modo mirato e basato sui dati la progettazione di aree marine protette e misure di conservazione per le razze e altri animali». I ricercatori e le ricercatrici stanno attualmente lavorando a un’ulteriore messa a punto del loro approccio per identificare gli habitat critici, come ad esempio le aree di deposizione delle uova.
Ricercatori e ricercatrici di altre istituzioni, tra cui l’European Tracking Network e l’Ocean Tracking Network, hanno espresso grande interesse per il nuovo approccio, che ha il potenziale per sostenere il lavoro di tracciamento degli animali e di conservazione marina in tutto il mondo.
Il lavoro è stato condotto e finanziato dall’Istituto per la ricerca sulle acque Eawag sulla base dei dati raccolti dal progetto Movement Ecology of Flapper Skate. Ha riunito un gruppo eterogeneo di ricercatori e ricercatrici provenienti dai settori della biologia, della statistica, della fisica, della matematica e della modellizzazione degli oceani, nonché esperti ed esperte di conservazione della natura e responsabili delle politiche di importanti istituti di ricerca, autorità per la conservazione della natura ed enti governativi:
- Università Napier di Edimburgo
- Università di St Andrews
- Università di Glasgow
- Scottish Association for Marine Science
- Royal Zoological Society of Scotland
- Università del Surrey
- NatureScot
- Marine Directorate
Lo studio si basa sui dati dei progetti finanziati da:
- Marine Directorate
- NatureScot
- Marine Alliance for Science and Technology for Scotland




