Nuove scoperte nella ricerca della vita su Marte

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Il team di ricerca è riuscito a rilevare biosignature nei depositi di gesso terr
Il team di ricerca è riuscito a rilevare biosignature nei depositi di gesso terrestre utilizzando il LIMS, lo spettrometro di massa laser miniaturizzato sviluppato e costruito all’Università di Berna. © Università di Berna, Immagine: Peter Keresztes Schmidt

I ricercatori dell’Università di Berna, in collaborazione con l’Università di Scienze e Tecnologie Houari Boumediene in Algeria, hanno compiuto progressi significativi nell’astrobiologia. In uno studio pubblicato di recente, sono riusciti a rilevare microrganismi fossili nel gesso messiniano, presente in Algeria, utilizzando lo spettrometro di massa bernese LIMS. Questo dimostra che il LIMS potrebbe essere utilizzato in futuro anche per cercare tracce di vita in depositi simili su Marte.

Tracce di vita antica potrebbero essere nascoste nei depositi di gesso su Marte - microbi che assomigliano alle prime forme di vita sulla Terra quattro miliardi di anni fa. Per rilevare tali biosegnalazioni, cioè tracce di vita, sono necessari strumenti di alta precisione che funzionino anche nello spazio.

I ricercatori dell’Università di Berna hanno testato con successo sulla Terra uno spettrometro di massa miniaturizzato e alimentato da laser, chiamato LIMS (Laser Ablation Ionisation Mass Spectrometer). Hanno potuto dimostrare che lo strumento sviluppato a Berna è in grado di identificare tracce di fossili microbici in depositi di gesso terrestri formatisi in condizioni simili a quelle dei depositi su Marte. Lo strumento spaziale potrebbe quindi essere utilizzato nelle future missioni marziane per cercare la vita passata su Marte. Lo studio, guidato da Youcef Sellam del Dipartimento di Ricerca Spaziale e Planetologia dell’Istituto di Fisica dell’Università di Berna, è stato appena pubblicato su Frontiers in Astronomy and Space Science.

Tracce di vita nel gesso di milioni di anni fa

I depositi di gesso algerini analizzati dal team di Sellam risalgono all’epoca della cosiddetta crisi salina del Messiniano. Durante questo periodo geologico, circa sei-cinque milioni di anni fa, il Mar Mediterraneo si prosciugò parzialmente o quasi completamente. Nei bacini marini più profondi si depositarono evaporiti spesse fino a due chilometri. Queste hanno costituito la base del cosiddetto "gesso messiniano". Il nostro studio dimostra che il gesso può conservare microrganismi fossili ed è in grado di preservare la vita microbica per lunghi periodi geologici", afferma Sellam.

Marte presenta condizioni ambientali uniche che potrebbero aver influenzato la conservazione delle biosegnature nel corso del tempo geologico. Tuttavia, Sellam spiega: "I depositi simili a quelli dell’Algeria che esistono su Marte negli ex mari marziani sono, a nostro avviso, obiettivi promettenti per la ricerca astrobiologica e per l’individuazione della vita su Marte".

I campioni di gesso utilizzati per lo studio non provengono solo dall’Algeria, un Paese con notevoli formazioni geologiche che possono fornire preziose indicazioni sugli ambienti planetari. Anche l’Università algerina di Scienza e Tecnologia Houari Boumediene ha contribuito con importanti competenze geologiche. Sellam afferma: "Questo è il primo studio astrobiologico che coinvolge l’Algeria. Come ricercatore algerino, sono particolarmente lieto che con questo studio possiamo rafforzare la presenza dell’Algeria nella planetologia e nella comunità scientifica".

Uno strumento bernese adatto a Marte

Il team di ricerca è riuscito a rilevare biosignature nei depositi di gesso terrestre utilizzando LIMS, lo spettrometro di massa laser miniaturizzato sviluppato e costruito all’Università di Berna. Il LIMS volerà sulla Luna nel 2027 e sarà utilizzato per l’analisi chimica delle rocce lunari (per maggiori informazioni, vedere qui). Nell’ambito dello studio attuale, è stato ulteriormente sviluppato per poter analizzare i depositi di gesso.

Peter Wurz, professore di astrofisica all’Università di Berna e responsabile del progetto LIMS, spiega: "Lo studio dimostra che il LIMS è in grado di rilevare efficacemente le biosignature nei minerali solfati come il gesso. Quindi la tecnologia è davvero pronta per essere integrata nei futuri rover o lander marziani per l’analisi in loco".